Cultura
65 anni fa moriva Adriano Olivetti
Adriano Olivetti non era solo un imprenditore, ma anche un intellettuale e un mecenate delle arti
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II 27 febbraio 1960 ad Aigle in Svizzera moriva Adriano Olivetti a causa di un problema cardiovascolare mentre era in viaggio a bordo di un treno che lo stava portando da Milano a Losanna. Quell’anno, in segno di lutto, la città di Ivrea annullò lo storico Carnevale.
Questo evento inaspettato colse di sorpresa la sua famiglia e l’Olivetti che lui guidava, ma anche l’intera comunità industriale e culturale italiana, che vedeva in lui un punto di riferimento per l’innovazione e la responsabilità sociale. La sua morte ha segnato la fine di un’era. Dopo la sua scomparsa, la Olivetti continuò a innovare, ma la perdita della sua visione e del suo carisma fu un colpo significativo.
La scomparsa di Adriano Olivetti lasciò un vuoto significativo, sia per la Olivetti, che sotto la sua guida aveva raggiunto una posizione di leadership globale, sia per il contributo che egli aveva dato al progresso sociale e culturale del paese. Adriano Olivetti è stato una delle figure più influenti e visionarie del panorama industriale e culturale italiano del XX secolo. non solo per l’azienda di famiglia, la Olivetti, ma anche per l’intero paese, che in lui vedeva un simbolo di innovazione, responsabilità sociale e impegno culturale.
Nato il 11 aprile 1901 a Ivrea, Adriano Olivetti era il figlio di Camillo Olivetti, il fondatore e patriarca dell’omonima azienda. Dopo aver studiato ingegneria al Politecnico di Torino, Adriano si unì all’azienda di famiglia, portando con sé una visione innovativa e una profonda sensibilità per le questioni sociali e culturali.
Sotto la sua guida, la Olivetti divenne un leader mondiale nel settore delle macchine per scrivere e dei calcolatori elettronici, ma si distinse anche per il suo approccio innovativa alla gestione aziendale. Adriano Olivetti era convinto che il benessere dei dipendenti fosse fondamentale per il successo dell’azienda e introdusse una serie di iniziative pionieristiche, tra cui asili nido, assistenza sanitaria e programmi culturali per i lavoratori.
Adriano Olivetti non era solo un imprenditore, ma anche un intellettuale e un mecenate delle arti. Egli promosse la cultura in tutte le sue forme, sostenendo artisti, scrittori e architetti. La sua visione di un’azienda come motore di progresso sociale e culturale si rifletteva nella progettazione degli stabilimenti Olivetti, che divennero esempi di architettura moderna e funzionale.
La sua influenza si estese anche alla politica e all’urbanistica. Adriano Olivetti fu un sostenitore del Movimento Comunità , che promuoveva un modello di sviluppo basato sulla partecipazione attiva dei cittadini e sulla valorizzazione delle comunità locali.
Dal 1962 esiste la Fondazione Adriano Olivetti
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Barbara di Leo
27 Febbraio 2025 at 13:06
Penso che un sogno cosi non ritorni mai piu, mi dipingevo la faccia e la mani di blu…una figura come quella di Adriano Olivetti mi fa volare nel cielo infinito. Peccato che non vi fu una cordata da parte degli imprenditori italiani, le famiglie industriali del Nord che non adottarono l+azienda Olivetti. Un progetto politico, sociale come quello di Olivetti avrebbe potuto e dovuto essere esteso a una dirigenza allargata e non solo legata alla famiglia. Gli Agnelli e i Pirelli avrebbero dovuto fare una join-venture magari con realta+ internazionali prevedendo che gli USA non avrebbero lasciato ancora a lungo la leadership mondiale nel mercato dell’elettronica a un+industria di famiglia italiana. I grandi imprenditori italiani dell’epoca non hanno saputo fare il salto per questioni d’invidia personale e hanno perso una partita di competitivita di cui l’Italia paga le conseguenze, subendo l’attuale egemonia dei Bill Gates e dei MUnsk. La classe imprenditoriale del Nord Italia non ha fatto quadrato intorno an un progetto di successo come quello di OLivetti mantenendo i giochi sul piano della competitivita’ individuale dei rampolli che si stavano affermando, dimostrando che al ruolo d’imprenditore non era associato quello di un’accentuata responsabilita’ sociale come era presente in Olivetti. Gli Agnelli, I Pirelli, i Motedison e altri si sono fatti gli affari loro. Forse avevano creduto al complotto USA e volevano evitare di morire accoppati, visto che l’ingegnere elettronico che progetto’ il primo personal computer al mondo dipendente della OLivetti Mario Tschou mori un anno dopo di Adriano, in un incidente stradale. Anche Enrico Mattei ebbe un incidente fatale. Possibile mai che abbiano tutti indietreggiato come conigli di fronte a questi fatti luttuosi e abbiano fatto subentrare la General elctric e l’IBM in progetti che erano di Olivetti e che sono stati ceduti solo dopo queste morti? Vergogna!