Sta per nascere una foresta condivisa del Po piemontese, con il contributo dei cittadini

Creare una “Foresta condivisa del Po piemontese” per riprendere e consolidare gli interventi di riqualificazione ambientale avviati negli ultimi 30 anni lungo la fascia fluviale del Po e nelle aree circostanti per metterli a sistema e giungere a costituire una foresta di vicinato di circa 200 chilometri, con l’ambizioso obiettivo di giungere a 1,5 milioni di alberi e arbusti, uno per ciascun abitante dei Comuni attraversati.

“È il progetto predisposto dall’Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese – commenta Gianluca Gavazza, consigliere regionale del gruppo Lega Salvini Piemonte -: un corridoio ecologico che si estende da Casalgrasso fino ai confini con la Lombardia lungo il territorio di 53 Comuni appartenenti a quattro province. La foresta è definita condivisa proprio perché chiunque può contribuire a realizzarla, diventandone partner: dalle istituzioni fino al semplice cittadino, dalle aziende agricole alle imprese private e alle associazioni”.

Per dare vita a un nuovo albero bastano anche solo 20 euro, che corrispondono a una nuova piccola pianta e ai 10 metri quadri di terreno che la circondano e che le permetteranno di crescere e di essere curata per garantirne l’attecchimento. Tutti i contributi economici saranno raccolti in un apposito fondo che l’Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese ha deciso di istituire. Dal canto suo, l’Ente dedicherà ogni attenzione all’espansione della foresta: con i fondi raccolti non solo metterà a dimora nuove piante, ma le curerà e acquisterà nuovi terreni per farla crescere sempre più rigogliosa.

“In questo periodo storico, in cui è ormai accertato che il riscaldamento globale provoca effetti devastanti e che è necessario intervenire prontamente con azioni puntuali per contrastarne gli effetti – evidenzia Gianluca Gavazza, consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale del Piemonte – si è avviato un progetto di messa a dimora di alberi e arbusti finalizzato all’assorbimento di gas serra, principali responsabili dei cambiamenti climatici, oltre che alla realizzazione di nuove zone umide e aree verdi attrezzate, che hanno già ricoperto circa 500 ettari di territorio e costituiscono una vera e propria fabbrica produttrice di ossigeno e di assorbimento di gas serra. Obiettivo primario è ora quello di sviluppare il progetto, facendolo crescere e coinvolgendo altri soggetti”.

“Si tratta di uno strumento di riqualificazione dell’ambiente del Parco naturale del Po piemontese e delle aree circostanti – conclude il consigliere Gavazza -, un vero e proprio intervento ecosistemico sulla biodiversità e contribuisce al miglioramento complessivo dei territori interessati”.

I Comuni piemontesi interessati al progetto.

In provincia di Cuneo: Casalgrasso

In provincia di Torino: Baldissero Torinese, Brandizzo, Brusasco, Carignano, Carmagnola, Castagneto Po, Cavagnolo, Chivasso, La Loggia, Lauriano, Lombriasco, Mazzè, Moncalieri, Monteu Da Po, Pino Torinese, Rondissone, San Mauro Torinese, San Sebastiano Da Po, Torino, Torrazza Piemonte, Verolengo, Verrua Savoia, Villareggia, Villastellone

In provincia di Vercelli: Cigliano, Crescentino, Fontanetto Po, Livorno Ferraris, Palazzolo Vercellese, Saluggia, Tricerro, Trino

In provincia di Alessandria: Alluvioni Piovera, Bassignana, Bosco Marengo, Bozzole, Camino, Capriata d’Orba, Casal Cermelli, Casale Monferrato, Castelnuovo Scrivia, Coniolo, Frassineto Po, Gabiano, Isola Sant’Antonio, Moncestino, Morano sul Po, Pecetto di Valenza, Pontestura, Predosa, Valenza, Valmacca



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