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Enogastronomia

Riconoscimento Igp del Giandujotto di Torino, condivisa bozza del disciplinare che verrà presentato all’UE

Intanto si spera che non ci sia una nuova opposizione di Lindt, gli svizzeri proprietari di Caffarel

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TORINO – Si è svolta nel pomeriggio di ieri l’audizione pubblica convocata dal Ministero dell’Agricoltura con il Comitato promotore del riconoscimento IGP del Giandujotto di Torino e il suo presidente Guido Castagna i produttori, le aziende e le istituzioni del nostro territorio per condividere la bozza del disciplinare che verrà presentato all’Unione Europea.

Ad annunciarlo il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che sui social scrive anche

Un altro passo importante per dare a uno dei simboli di Torino e del Piemonte un riconoscimento internazionale di eccellenza e qualità!

Nel testo che finirà in Europa sono riportati i requisiti che il cioccolatino dovrà avere per fregiarsi del titolo Igp. Intanto si spera che non ci sia una nuova opposizione di Lindt, gli svizzeri proprietari di Caffarel che ha inventato il Giandujotto. Era il carnevale del 1865 e ancora oggi l’azienda produce il cioccolatino “Gianduja 1865” per ricordare l’evento.

Sul sito della Caffarel c’è una pagina dedicata che ricorda come “il governo piemontese aveva ridotto l’importazione dei generi di lusso, tra cui il cacao. Perciò Paul Caffarel pensò di sostituirlo in parte con le nocciole, che il Piemonte produceva in grande quantità e grandissima qualità, oggi come allora. E così nel carnevale del 1865 a Torino, Caffarel inventa il primo Gianduiotto, chiamato così in onore di Gianduia, la maschera tradizionale piemontese“.

Ci siamo occupati tempo fa anche della querelle e del motivo del contendere che riguardava un solo ingrediente: il latte.

Il riconoscimento del Giandujotto di Torino Igp prevede tre semplici ingredienti. Zucchero, Nocciola del Piemonte Igp tostata e massa di cacao. Da qui lo scontro con la Svizzera e lo stop della Lindt.

Mentre infatti i cioccolatieri torinesi (Guido Gobino, Guido Castagna, Giorgio e Bruna Peyrano), ma anche le aziende più grandi del territorio piemontese (Ferrero, Venchi, Domori, Pastiglie Leone) utilizzano la ricetta tradizionale e artigianale, la Lindt utilizza il processo industriale, che prevede l’utilizzo di latte.

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1 Commento

1 Commento

  1. Gianduia

    13 Marzo 2025 at 11:25

    Basta non acquistare prodotti lindt e favorire i CIOCCOLATIERI NOSTRANI.

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