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Cronaca

Francesco D’Onofrio indagato dopo 40 anni per l’omicidio del procuratore Bruno Caccia

Si riapre un caso in realtà mai chiuso

Gabriele Farina

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TORINO – Francesco D’Onofrio, 69 anni, attualmente in carcere per aver “diretto l’associazione criminale in Piemonte” è stato iscritto nel registro degli indagati dalle pm della procura di Milano Cinzia Bonardi e Cecilia Vassena coordinate dal capo della direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci e dal procuratore Marcello Viola con l’accusa di aver preso parte all’agguato in cui il 26 giugno 1983 morì il procuratore capo di Torino Bruno Caccia, ucciso da un commando della ‘ndrangheta.

L’iscrizione nel registro degli indagati arriva dopo il ritrovamento di una pistola P38 Speciale Smith & Wesson ritenuta da una prima consulenza balistica compatibile con quella utilizzata per l’omicidio del magistrato. La pistola è stata trovata il 24 settembre scorso durante una perquisizione a casa di Donofrio, nell’incavo di un mattone forato in un corridoio di un’abitazione a Moncalieri.

L’arma era carica e funzionante, avvolta in un telo di protezione e accanto c’erano 15 cartucce calibro 38. La pistola, matricola 3665451, è entrata in Italia nel 1979 attraverso un importatore di Torino che l’ha venduta a un’armeria di Moncalieri. Anche i proiettili di fabbricazione straniera ritrovati vicino all’arma hanno una data di fabbricazione, 1980, compatibile con quella dell’omicidio.

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