Seguici su

Cultura

Patrizia Monzeglio e la valigia di zia Elsa

L’intervista con Patrizia Monzeglio

Gabriele Farina

Pubblicato

il

TORINO – E’ un viaggio molto affascinante quello che ci regala Patrizia Monzeglio con il suo La valigia di zia Elsa, Neos Edizioni, sia per la struttura del romanzo stesso, sia per i temi che solleva, portandoci a riflettere su quanto sappiamo della nostra storia, su quanto non è stato detto, su quanto non abbiamo voluto sapere del periodo più difficile del nostro ‘900.

Quando Francesca torna a Casale per la morte di un parente, una cugina con cui ha avuto sempre poco a che fare le consegna una valigia in cui sono conservati vecchi ricordi che riguardano la madre. Francesca scopre così una parte della vita dei suoi genitori che non conosceva, scopre perchè quel ramo della famiglia è sempre stato così lontano e si trova ad indagare su un passato a cui non aveva mai pensato. Siamo in piena Resistenza, un periodo sul quale non tutto è stato raccontato. Francesca scopre l’amicizia profonda di uno zio con Mussolini, l’uccisione di un Podestà locale ed il coinvolgimento dei partigiani loclai, tra i quali c’era suo padre. Cosa a che fare la sua famiglia con tutta questa storia?

Francesca però è anche una scrittrice ed ha da poco dato alla luce un romanzo di buon successo. Così decide di raccontare quello che le sta accadendo in un nuovo libro, che non sa se sarà mai pubblicato…

L’intervista con Patrizia Monzeglio

Partiamo dalla particolare struttura del libro, chè è praticamente un romanzo nel romanzo. Come è nata questa idea?

C’è un fil-rouge che collega la storia del mio primo romanzo, “La ragione del silenzio”, con quest’ultimo, “La
valigia di zia Elsa”, ed è il tema del passaggio di testimone della memoria storica del nostro paese da una
generazione all’altra. Nel primo libro avevo preso in considerazione il periodo del terrorismo degli anni ‘70-
‘80, in cui è cresciuta la mia generazione, ora invece affronto il tema della Resistenza che vide coinvolta
quella dei miei genitori. Per dare la sensazione di continuità, pur raccontando qualcosa di nuovo, ho scelto
utilizzare la struttura del “romanzo nel romanzo” che mi consentiva di recuperare i tre protagonisti di “La
ragione del silenzio”, Letizia, Michele e zio Kurtz, senza per questo scadere in un banale sequel. Inventando
la figura della scrittrice Francesca ho cercato un nuovo spunto narrativo e un modo per movimentare la
trama.

Francesca viene in possesso di una valigia che contiene ricordi e documenti di famiglia. Una valigia che le fa scoprire una parte di storia della sua famiglia di cui non sapeva nulla…

Sì, questo è il cuore del romanzo, la presa di coscienza del fatto che ciò che conosciamo del passato, ciò
che ci è stato raccontato, può essere solo una parte della verità. Francesca, di fronte ai dubbi sollevati dal
contenuto della valigia, non si arrende, non vuole mettere la testa sotto la sabbia e quindi capitolo dopo
capitolo scava a fondo nel passato dei suoi genitori per capire ciò che è realmente accaduto. Anche in
questo romanzo ho voluto mantenere la forma del mystery che avvince il lettore, perché il libro possa essere
letto con una certa leggerezza pur affrontando tematiche importanti.

Sono tanti i temi del romanzo. Il centrale è probabilmente l’incapacità dell’Italia di fare i conti pienamente con il suo passato?

Non so se questa incapacità riguarda solo l’Italia. Diciamo che a ottant’anni esatti dalla fine del nazismo e
del fascismo in molti paesi stanno prendendo piede movimenti che guardano a quel passato con nostalgia,
mentre un certo revisionismo tende a mettere tutto quanto in un unico calderone. La semplificazione con cui
si tende a giustificare ciò che è successo finisce col far dimenticare che non si tratta tanto e solo di valutare
le ragioni dei vinti accanto a quelle dei vincitori, ma di ricordare che il mondo era diviso fra vittime e carnefici. Il mondo e anche l’Italia.

Perchè poi la Storia d’Italia del ‘900 deve fare (o avrebbe dovuto fare) i conti anche con le singole storie delle persone che quella storia l’hanno vissuta…

In Italia dopo l’8 settembre 1943 i singoli individui hanno dovuto decidere da che parte stare ed era una
scelta pesante, una scelta etica. Seguire l’etica della convinzione, pensando che la coerenza con il passato
fosse più importante dei fini e dei mezzi oppure l’etica della responsabilità che tiene conto delle
conseguenze delle proprie azioni? Possiamo sospendere il giudizio su chi non si è sentito di mettere a
repentaglio la propria vita durante la dittatura, ma una volta riconquistata la democrazia perché rifiutarsi di
ammettere di aver sbagliato? Il tema della scelta e dell’assunzione di responsabilità è un altro tema di fondo
che accomuna “La valigia di zia Elsa” e “La ragione del silenzio”.

Secondo te stiamo pagando ancora oggi le conseguenze delle situazioni irrisolte del dopo Guerra?

Il prezzo che paghiamo oggi è l’offuscamento della memoria, con tutto quello che comporta. Per questo mi è
sembrato giusto affrontare il tema della Resistenza nel mio libro, l’ho fatto per dare il mio piccolo contributo
in questo 80° annniversaro. La mia storia si ispira a persone realmente esistite, anche se poi nella finzione
letteraria i fatti accaduti sono da me rielaborati sotto forma di romanzo di fantasia, con una trama ricca di
colpi scena per facilitare la lettura.

Chiudiamo tornando all’aspetto letterario del libro. Che personaggio è Francesca/Letizia?

È un personaggio che, con onestà intellettuale, vuole conoscere la verità anche a costo di scoprire cose
spiacevoli. È una rappresentante della mia generazione che ha il compito di mantenere viva la fiammella
della memoria per passarla alla generazione successiva evitando che si spenga.

Iscriviti al canale Quotidiano Piemontese su WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *