Enogastronomia
Coldiretti pronta a scendere in piazza contro le etichette allarmistiche sul vino
L’antica tradizione dei territori torinesi vocati alla viticoltura ha generato una realtà agricola fatta di 1.186 aziende che coltivano viti su una superficie di 934 ettari

TORINO – Sarebbe un disastro per la viticoltura del Torinese l’imposizione europea delle etichette sulle bottiglie di vino che sembrano pensate apposta per scoraggiarne il consumo. E contro le etichette allarmistiche sul vino Coldiretti Torino, che ha già fatto sentire la sua voce, è pronta a scendere in piazza.
«L’imposizione di scritte allarmistiche sulle etichette dei vini, compresi quelli del Torinese – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Non avrebbe nessun effetto educativo verso i consumatori, in particolare, verso i giovani. Il vino è un alimento che è soprattutto cultura dei vitigni, dei territori con le loro distinte peculiarità, delle tradizioni e delle innovazioni nelle tecniche enologiche. Il vino si degusta, si sorseggia stando insieme con dei buoni cibi. L’educazione al bere consapevole e la cultura del vino si praticano con il coinvolgimento dei consumatori e soprattutto dei giovani. Respingiamo le pulsioni proibizionistiche e l’onda salutista che vorrebbe spazzare via millenni di cultura dei nostri territori e che ha plasmato le civiltà del Mediterraneo e della stessa Europa».
L’antica tradizione dei territori torinesi vocati alla viticoltura ha generato una realtà agricola fatta di 1.186 aziende che coltivano viti su una superficie di 934 ettari di cui oltre 550 dedicati alle 6 Doc e Docg torinesi: Erbaluce Docg, Carema Doc, Freisa di Chieri Doc, Colline Torinesi Doc, Pinerolese Doc (che comprende il Ramìe), Valsusa Doc con i vitigni rari tra cui l’Avanà.
«Respingiamo con forza la proposta dell’esecutivo comunitario di apporre delle scritte sulle bottiglie per scoraggiare i consumi, oltre ad aumentare la tassazione. Proposte contenute nel Documento di lavoro dei servizi della Commissione (Staff Working Document) pubblicato il 4 febbraio dalla Direzione Generale per la Salute e la Sicurezza Alimentare (Dg Sante) della Commissione Europea, in preparazione della revisione del Piano europeo di lotta contro il cancro. Non è pensabile di avere una Ue che rimanda da anni un provvedimento fondamentale per la trasparenza e la salute come l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti gli alimenti e sposa invece misure che sono prive di fondamento scientifico, dalle etichette allarmistiche al Nutriscore che spinge gli alimenti ultra formulati, questi sì dannosi per la salute».
“La prevenzione e la promozione di stili di vita sani, – dice Cldiretti – sono obiettivi fondamentali che meritano il massimo impegno da parte delle istituzioni e della società, e che ci vedono impegnati da tempo, ma prevedere misure come etichette allarmistiche e nuove tasse ingiustificate, significa colpire non solo un settore strategico ma soprattutto identitario per gran parte delle nostre colline e delle nostre vallate”.
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Ardmando
25 Febbraio 2025 at 8:31
Ennesima follia di questa Unione Europea fallimentare, che sino ad oggi è stata solo capace di affossare grandi aziende in favore del loro tornaconto personale pagato dalla Cina e demolire le eccellenze territoriali di Paesi come l’Italia. E’ ora di stravolgere le regole oppure di abbandonare l’Unione.
Barbara di Leo
27 Febbraio 2025 at 14:54
L’Unione Europea ci permette di tutelare il Made in Italy ma i nostri organi di sorveglianza si devono dare da fare e denunciare tutti i problemi di contraffazione del Made in Italy e di concorrenza sleale che esistono soprattutto in Nord Europa. Che l+alcolismo sia un problema come il tabagismo non e’ una novita’. I messaggi allarmistici sui pacchetti delle sigarette non costituiscono un deterrente per il consumo di sigarette. I veri problemi sono sulla tutela del Made in Italy. Ci sono in Nord Europa pizzerie che si spacciano per italiane e che di italiano non hanno niente. Vedo prodotti francesi di vino con nomi italiani perche’ se no non vendono. Noi dobbiamo tutelare i prodotti italiani nella Comunita Europea con gli organismi di controllo europei che possono sanzionare i comportamenti scorretti. Dobbiamo incrementare le presenze di ispettori incaricati della tutela del Made in Itali in seno alle istituzioni europpe e coinvolgere gli immigrati italiani sul territorio europeo con una partecipazione diretta di denuncia e monitoraggio in loco. Altro che uscire dalla Comunita Europea, facciamoli lavorare come si deve, usiamo gli strumenti che sono a nostra disposizione!!!